IRONIA CONTEMPLATIVA

IRONIA CONTEMPLATIVA

martedì 22 ottobre 2013

FBI A CACCIA DEI BITCON

Silk Road, i federali a caccia dei Bitcoin


Gli agenti non riescono a bloccare la fortuna personale di Ross Ulbricht, tutta in criptomonete. E gli ex-utenti del borsino del deep-Web provano a riorganizzarsi per riaprire i battenti altrove



bitcoin, la moneta elettronica


Roma - Dopo la chiusura di Silk Road, gli agenti dell'FBI sembrano brancolare nel buio digitale alla ricerca di milioni di criptomonete accumulate dal giovane kingpin Ross William Ulbright. La fortuna personale di Dread Pirate Roberts - un volume di commissioni per 600mila Bitcoin, l'equivalente di 80 milioni di dollari - resta inaccessibile ai federali statunitensi, che vorrebbero conservare il denaro illecito fino alla fine del processo, per poi usarlo per coprire eventuali risarcimenti.

All'indirizzo blockchain.info, il volume complessivo della criptomoneta sequestrata all'impero di Silk Road - più di 1,2 miliardi di dollari il suo giro d'affari in tutto il mondo - si assesta intorno ai 27mila Bitcoin. Non si tratta però del patrimonio personale di Ulbright, bensì di denaro legato alle transazioni effettuate dai vari utenti del celebre mercato nero del deep web. 

Numerosi account hanno iniziato a versare minuscole quantità di denaro elettronico con l'aggiunta di messaggi di scherno o politici contro i protagonisti della vicenda. Ad esempio, qualcuno ha consigliato a Dread Pirate Roberts di chiamare Saul, famoso legale della serie Breaking Bad. Altri hanno messo in piedi iniziative più concrete per raccogliere denaro da investire in una nuova Silk Road, ingiustamente sequestrata dalle autorità statunitensi per la presenza (solo in parte) di sostanze illecite.
Brandon LeBlanc, il vero difensore (d'ufficio) di Ulbricht, ha chiesto al giudice californiano ulteriore tempo per preparare al meglio la proposta per il rilascio su cauzione del giovane. Lo stesso Ulbricht ha negato le accuse di riciclaggio e spaccio di sostanze stupefacenti, ma la corte teme che l'imputato possa fuggire all'estero.

venerdì 18 ottobre 2013

L'ENFORCEMENT TRICOLORE E' INCOMPATIBILE CON LA LEGISLAZIONE EUROPEA

Copyright, dibattito su AGCOM



Presentati alcuni disegni di legge per fermare l'Autorità di Via Isonzo e il suo discusso schema di regolamento sulla tutela del diritto d'autore.


Roma - Alla Camera dei Deputati, una lunga giornata per discutere sul nuovo schema di regolamento adottato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) nella tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica. Firmata da Francesco Palermo (Gruppo delle Autonomie), una proposta di legge ha introdotto soluzioni alternative alla manovra anti-pirateria prospettata dall'Autorità di Via Isonzo. Un approccio che limiti le più spiacevoli conseguenze alla libertà d'espressione online e che persegua in maniera più efficace la proliferazione delle piattaforme per la condivisione illecita dei contenuti.

Supportato dall'esperto Stefano Quintarelli (Scelta Civica), l'approccio follow the money era già stato descritto da Google come strumento davvero efficace per la lotta alla violazione massiva del copyright. Il taglio dei ponti pubblicitari per i siti pirata - con l'ostruzione di quei canali che garantiscono la monetizzazione del traffico verso le piattaforme specializzate nelle attività di indexing e diffusione dei file audiovisivi - riuscirebbe a punire i colpevoli senza sequestri a livello DNS o attività di filtraggio che rischiano di oscurare contenuti perfettamente legali.

Nel corso del convegno organizzato dal Forum Innovatori di SEL e varie associazioni come Assoprovider, il responsabile alle relazioni istituzionali di Altroconsumo Marco Pierani ha puntato il dito contro la stessa AGCOM, che non avrebbe "alcuna legittimazione ad emanare il regolamento in materia di diritto d'autore online, né in base al decreto Romani né tanto meno in attuazione del dlgs 70 del 2003, un decreto di 10 or sono che non richiede in alcun modo di essere attuato".
In particolare, il testo proposto da AGCOM - l'enforcement tricolore dovrebbe diventare operativo entro la fine dell'anno, in modo da consentire l'entrata in vigore del provvedimento nei primi mesi del 2014 - risulterebbe incostituzionale, incompatibile con la legislazione comunitaria. Lo stesso Pierani ha sottolineato "l'assoluto squilibrio tra la parte relativa all'enforcement, che instaura una procedura sommaria, sproporzionata e gravemente invasiva della libertà d'espressione in Rete, e quella relativa alla promozione del mercato legale dei contenuti, assolutamente inconsistente e quasi ridicola nella sua carenza di concretezza".

Un altro aspetto toccato nel corso del convegno riguarda l'affidamento ad AGCOM degli stessi meccanismi di enforcement, dal momento che bisognerebbe istituire un organismo investigativo esterno (probabilmente) alle competenze del ministero dell'Interno e in accordo con la magistratura. "Quando un giudice affronta una violazione del copyright ha il tempo e gli strumenti per considerare anche il cosiddetto fair use, quelle forme di utilizzo non commerciale che depongono a favore di una depenalizzazione - ha spiegato l'avvocato Fulvio Sarzana, tra i principali promotori del convegno e dell'iniziativa sitononraggiungibile.info - Per questa ragione accompagniamo questa proposta con la separazione tra scopo di lucro e non: per diminuire la massa enorme di segnalazioni che arriverebbero e permettere una reale lotta contro la pirateria".

Mentre lo stesso Sarzana spinge verso una risoluzione parlamentare che blocchi l'operato di AGCOM e "restituisca al dibattito politico una materia così delicata", i parlamentari Ivan Catalano (vicepresidente della Commissione Poste della Camera dei Deputati) e Mirella Liuzzi (Movimento 5 Stelle) hanno presentato un secondo disegno di legge che distingua in maniera più chiara lo scopo di lucro da quello ascrivibile ai principi del fair use, salvaguardando quegli utenti che si limitano a seguire i meccanismi online dello User Generated Content (UGC) senza commettere alcun illecito.

Mauro Vecchio

AGICOM STA PER CHIUDERE IL WEB. GLI ULTIMI RANTOLI DELLA RETE.

LA RETE IN CALO

Contrappunti/ La Rete in calo
di M. Mantellini















I dati parlano chiaro: invece di aumentare, gli Italiani che navigano sono sempre meno. E Internet non decolla neppure tra i giovani: figuriamoci nella Pubblica Amministrazione
Roma - Roberto Venturini sul suo blog, un po' per mestiere e un po' per passione, segue l'andamento dei numeri della Internet italiana con intelligenza e spirito di sintesi. Qualche settimana fa ha tenuto a ricordarci che i numeri di Internet in Italia continuano a non essere per nulla buoni. Che la rete italiana fosse da tempo fanalino di coda in Europa lo si sapeva già: avviene da tempo nella sostanziale noncuranza generale. Come se l'accesso a Internet fosse quello che molti pensavano un decennio fa: una variabile ininfluente sul panorama economico a raccontare la passione di alcuni strani hobbisti.

Secondo i numeri Audiweb citati da Venturini, numeri che hanno tutti i limiti del mondo, ma comunque utilizzati specie per gli investimenti pubblicitari, la rete italiana è sostanzialmente in calo. I cittadini che si collegano a Internet in un giorno medio sono stati, nel mese di luglio scorso, 27 milioni. Erano 28 milioni a luglio 2012. Se poi ci diamo la pena di allargare un po' lo sguardo a vedere come sono andate le cose negli ultimi anni in Europa ci accorgiamo che dal 2006 al 2011 (dati Eurostat) la Internet italiana è andata peggio di quasi tutte le altre. Paradossalmente il nostro 40 per cento di accesso da casa del 2006 era un dato pessimo ma comunque da centroclassifica nell'Europa a 27. Se date un'occhiata ai numeri del 2011 vi accorgerete che gran parte dei Paesi che erano sotto di noi ci hanno nel frattempo superato lasciandoci in coda insieme a Romania, Portogallo Grecia e pochi altri.

Internet in Italia insomma non solo va male, non solo non cresce, ma va peggio rispetto un anno fa e molto peggio di come va nella stragrande maggioranza dei paesi europei. Sembra insomma una situazione senza grandi speranze. Mentre tutto questo accade la politica, l'agenda digitale e i temi della politica delle reti, stanno come al solito a zero.
Altro tema sensibile ben esposto nei numeri di Venturini: si accede prevalentemente da casa (il periodo di maggior traffico è quello pomeridiano fino alle 21:00) ed utilizzano Internet prevalentemente persone di mezza età. Questo dovrebbe, temo, consigliarci qualche cautela sul famoso e mille volte citato potere taumaturgico dei nativi digitali. Circa un italiano su due (il 48 per cento) fra quanti utilizzano la rete in un giorno qualsiasi è nella fascia dai 35 ai 54 anni, i 18-24enni sono circa il 10 per cento del totale.

Ci siamo spesso chiesti quali siano le ragioni di una simile allergia degli italiani alla rete internet e le risposte sono per forza di cose ogni volta complicate e molto varie. Quello che oggi mi pare importante notare è che l'Italia sembra aver raggiunto una sorta di punto di equilibrio fra quanti utilizzano regolarmente la rete e quanti decidono di non farlo. Questo punto di equilibrio è nei migliori paesi europei attorno ad un rapporto 9:1. Nove cittadini usano Internet ed 1 no. In Italia questo equilibrio, volendo essere ottimisti, è circa 6:4.

Tutto questo ha delle conseguenze, non solo di natura economica e di crescita culturale (i due aspetti più importanti della desertificazione digitale italiana) ma anche di natura amministrativa. Per fare un esempio recente, la Gran Bretagna ha appena fatto partire una iniziativa che si chiama Digital by Default che è un progetto per incrementare il numero di cittadini che dialogano online con l'amministrazione (che in UK sono oggi circa 1 su 2). Un progetto del genere ha un senso in un Paese come la Gran Bretagna in cui circa il 90 per cento dei cittadini è online, sarebbe impossibile da noi dove quasi uno su due non hai avuto accesso alla Rete. In altre parole fino a quando il contesto digitale italiano sarà in queste condizioni non potremo nemmeno illuderci di poter copiare le migliori pratiche altrui.

È difficile immaginare che l'eccezione digitale italiana sia legata in maniera rilevante a questioni di infrastruttura o di costi di accesso. È invece assai verosimile immaginare che, come abbiamo molto spesso detto, il digital divide nel quale siamo immersi sia, in una quota considerevole, un ritardo culturale in senso lato. Indagarne le cause resta comunque complicato e implica una serie di riferimenti sociologici ed ambientali che portano lontano: quello che però già oggi sappiamo è che le infrastrutture si possono costruire e pagare, assai più complicato e difficile è riuscire a cambiare la testa delle persone. 

Massimo Mantellini
Manteblog

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martedì 15 ottobre 2013

L'energia dell'universo

UN MONDO DE-AMERICANO

La bancarotta degli USA assicura un mondo de-americanizzato

Liu Chang Xinhua 13/10/2013
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Mentre i politici statunitensi di entrambi i partiti politici rimbalzano tra la Casa Bianca e il Campidoglio, senza trovare un accordo praticabile per portare alla normalità il corpo politico che rappresentano, è forse un buon momento per il mondo confuso d’iniziare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato. Emergendo dal bagno di sangue della seconda guerra mondiale come la nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti hanno da allora cercato di costruire un impero globale da imporre come ordine mondiale postbellico, alimentando la ripresa in Europa, e incoraggiando il cambio di regime in nazioni ritenute difficilmente amiche di Washington. Con la loro apparentemente impari potenza economica e militare, gli Stati Uniti dichiararono di avere interessi vitali da proteggere in quasi ogni angolo del globo, e si abituarono ad intromettersi negli affari di altri Paesi e regioni lontane dalle loro coste. Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti faceva di tutto per comparire davanti al mondo come l’alfiere della superiorità morale, ma di nascosto commetteva atti esecrabili come torturare prigionieri di guerra, uccidere civili negli attacchi dei droni e spiare i leader mondiali.
In ciò che è noto come Pax-Americana, non si riusciva a vedere un mondo in cui gli Stati Uniti impedissero la violenza ed i conflitti, riducessero poveri e sfollati e portassero una pace vera e duratura. Inoltre, invece di onorare i suoi doveri da potenza leader responsabile, Washington abusava del suo status di superpotenza diffondendo ancora più caos nel mondo, esportando rischi finanziari, istigando tensioni regionali nelle dispute territoriali e conducendo guerre ingiustificate e   menzognere. Di conseguenza, il mondo ancora cerca una via d’uscita dal disastro economico causato dalle voraci élite di Wall Street, mentre bombardamenti e uccisioni sono diventate routine  quotidiana in Iraq, anni dopo che Washington sosteneva di aver liberato il suo popolo dalla tirannia. Recentemente, la stagnazione congiunturale a Washington su una valida soluzione bipartisan del bilancio federale e l’approvazione dell’aumento del tetto del debito, ha di nuovo lasciato enormi attività in dollari in molte nazioni in pericolo e una comunità internazionale assai tormentata. Questi giorni allarmanti, in cui i destini di altri sono nelle mani di una nazione ipocrita, devono finire e un nuovo ordine mondiale dovrebbe essere avviato dove tutte le nazioni, grandi o piccole, ricche o povere, possano avere i loro interessi rispettati e protetti in condizioni di parità. A tal fine, diverse misure devono essere stabilite per sostenere un mondo de-americanizzato.
Per cominciare, tutte le nazioni hanno bisogno di avere tra i principi fondamentali del diritto internazionale, il rispetto della sovranità e l’esclusione dai propri affari interni delle altre nazioni. Inoltre, l’autorità delle Nazioni Unite nella gestione delle questioni cruciali globali deve essere riconosciuta. Ciò significa che nessuno ha il diritto d’intraprendere una qualsiasi azione militare contro gli altri senza un mandato delle Nazioni Unite. Oltre a ciò, il sistema finanziario mondiale deve anche adottare alcune riforme sostanziali. Le economie di mercato in via di sviluppo ed emergenti hanno bisogno di avere più voce nelle maggiori istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, in modo che possano meglio riflettere le trasformazioni del paesaggio economico e politico mondiale. Potrebbe anche essere incluso, come parte fondamentale di una riforma efficace, l’introduzione di una nuova valuta di riserva internazionale da creare per sostituire il dominante dollaro USA, in modo che la comunità internazionale possa definitivamente allontanarsi dall’intensificazione dei disordini nazionali politici negli Stati Uniti.
Naturalmente, promuovere questi cambiamenti non significa mettere completamente da parte gli Stati Uniti, cosa impossibile. Piuttosto, incoraggiare Washington a svolgere un ruolo molto più costruttivo affrontando questioni globali. E tra tutte le opzioni, si suggerisce che i politici inizino ponendo la fine alla perniciosa situazione di stallo.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

USA AUMENTA IL MALCONTENTO, RISCHIO SICUREZZA INTERNA

La Casa Bianca teme una guerra civile negli Stati Uniti


jericho202b
Ogni giorno cresce il malcontento popolare negli Stati Uniti per la crisi e le guerre. Alcuni politologi sostengono che Washington si prepara a introdurre misure di emergenza contro eventuali sviluppi nel Paese. Il 1 ottobre gli USA sono entrati nel nuovo anno fiscale senza una finanziaria e con il più alto debito pubblico nella storia del Paese. Il segretario alla Difesa Chuck Hagel, ai primi di ottobre ha rilevato che “molti nel Paese sono contro le autorità e contro tutto ciò che accade.” Ha confessato che gli statunitensi perdono la fiducia nelle istituzioni a causa della guerra più lunga nella storia (la guerra in Afghanistan, che dura ormai da 12 anni) e della più grave crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione.
Secondo l’analista politico Nikolaj Malishevskij, “a quanto pare Washington si prepara a introdurre misure di emergenza relative ad eventuali sviluppi. E non si dimentichi l’invito del leader del Ku Klux Klan, Richard Preston, agli statunitensi “a preparasi alla guerra civile contro Barack Obama e i suoi seguaci”, e a farlo ad ottobre, celebrando il 150° anniversario della battaglia decisiva nella guerra civile negli Stati Uniti.” In ogni caso, secondo l’esperto, ci sono chiari segni di crescente tensione nella società statunitensi. Unità dei marines si muovono velocemente dall’Afghanistan verso gli Stati Uniti e si addestrano a combattere in ambienti urbani. “Dal 10 settembre sono state cambiate le esercitazioni previste. Tutte le esercitazioni previste a settembre sono state rinviate ad ottobre. Inoltre, hanno vietato al personale militare dell’Esercito degli Stati Uniti in vacanza, di lasciare il Paese tra il 28 settembre e il 5 novembre“, dice Malishevskij. Prima del 28 settembre sono stati istituiti dei corsi di tiro (con fucili da caccia e fucili AR-15) e uso dei coltelli per le decine di migliaia di dipendenti del Department of Homeland Security (Dipartimento di Sicurezza Nazionale, DHS). Entro il 1° ottobre, il dipartimento ha ricevuto, per le operazioni urbane, 2717 veicoli blindati antimine armati prodotti dalla Navistar Defense. Il 30 settembre sono terminati i corsi per i soldati della Guardia Nazionale degli Stati Uniti nel reprimere le rivolte e affrontare le emergenze. Dal 25 settembre, gli USA hanno iniziato i test quotidiani del sistema di allarme d’emergenza. Il 29 settembre hanno testato simultaneamente i satelliti di comunicazione e i GPS.
Mai prima dora, questi eventi sono coincisi“, dice l’analista politico Nikolaj Malishevskij. “Tutti questi preparativi indicano che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare alcuni gravi problemi interni. In queste situazioni c’è sempre la forte tentazione (…) di distogliere l’attenzione dagli Stati Uniti e del mondo su un altro ‘soggetto’“, riassume il politologo. “Il piano degli Stati Uniti potrebbe basarsi, per esempio, su un possibile attacco contro la Siria che coinvolgerebbe l’Iran in questa guerra, che provocherebbe attacchi contro Israele e la guerra inevitabilmente darebbe un altro carattere ai problemi finanziari degli Stati Uniti“, dice l’esperto.
Traduzione di Alessandro Lattanzio